STABILIMENTO TERMALE

BAGNI DI LUCCA

Note fin dall’antichità romana, in invidiabile posizione nella rigogliosa Val di Lima, le sorgenti termali di Bagni di Lucca vissero un primo momento di splendore nell’XI secolo, ai tempi della contessa Matilde di Canossa, ma fu durante il governo di Elisa Bonaparte Baciocchi, Principessa di Lucca e Piombino, che la località assunse fama internazionale.

Tra i vari poeti che hanno frequentato Bagni di Lucca vi è Dante, che passò per Montefegatesi per fuggire ai sicari fiorentini e, attraversando l’Orrido di Botri, si ispirò all’inferno. Richard Church nel 1958 scrisse la lirica Bagni di Lucca, ispirato alle bellezze naturali e all’efficacia delle sorgenti termali:

« Alle acque,salubri, ai ruscelli
Alle aure che Milton ai cieli
Assegnò,credenti o infedeli, di
Fegato e d’arti ribelli malati sicuri affidate.
I Bagni in eterno vivranno,
seppur lor bellezze incanta
ridite i poeti non sanno. »

Tra gli avvenimenti curiosi avvenuti ai Bagni di Lucca, bisogna notare il Passaggio di Annibale, che si recava a combattere Roma protetto dai Liguri, il quale, nel fermarsi alla confluenza tra Lima e Serchio, decise che vi fossero edificati dei forni tanto per panificare che per costruire armi. (leggenda della fondazione di Fornoli).

Sia il Boccaccio che il novellista Sercambi ambientano una novella alle terme dei Bagni di Lucca.

Tra il cinquecento e il periodo Napoleonico è un continuo arrivo di ospiti “stranieri” compresi vari sovrani. Qui la Granduchessa Della Rovere venne a curare la sua sterilità, accompagnata da Falloppio, guarendo totalmente dai suoi problemi.

Con l’arrivo dei francesi, e la corte a Bagni di Lucca, inizia la tradizione dei carri carnevaleschi tra Villa e Ponte, e il teatro di Bagni di Lucca accoglie le “prime” delle opere che vengono recitate in Italia, tradizione poi mantenuta più in piccolo, fino al dopoguerra. Famose tra queste le commedie recitate da Totò.

Metternich, dopo il congresso di Vienna, venne a passare le acque in compagnia di sette sovrani tedeschi (chiamati dagli anziani del luogo “i 7 re”).

Le Terme sono state inoltre luogo di ispirazione sia per poeti come Byron, Shelley, Heine, Lamartine, Quida, Giacosa, Tosti, Carducci, Montale o compositori come: Rossini, Verdi, Puccini, Mascagni, solo per citarne alcuni.

1E
interno

I BAGNI BERNABO’ NEI SECOLI

La storia dei Bagni Bernabò risale ai primi decenni del 1500.

La sorgente, che qui sgorga, ha una temperatura di 39,2° C

Sin dall’antichità queste acque furono conosciute ed apprezzate perché le malattie della pelle

ne traevano vantaggio.

In tempi a noi remotissimi, il luogo dove scaturiva l’acqua calda era detto dai paesani Bagno della rogna, perchè i contadini vi portavano a bagnare gli animali il cui vello presentasse forme di rogna.

Nel 1593 la Repubblica lucchese autorizzò la costruzione di una piccola fabbrica termale,affidata alla custodia di un uomo detto bagnarolo.La Repubblica era stata incoraggiata dal parere del Collegio Medico che aveva esaminato

sorgente

il caso della guarigione da una bruttissima forma di malattia della pelle di un certo Nicolò

Bernabò, pistoiese, venuto ai Bagni di Lucca nel 1578 per curarsi. Costui aveva preso casa a Ponte a Serraglio e tutte le mattine si recava al Bagno S. Giovanni accompagnato dalla moglie che,giovane e ambiziosa, mal sopportava un marito infermo e piagato nel corpo. Un giorno l’infermo  fece da solo la salita che dal paese porta al S. Giovanni e cadde nel terreno melmoso nei pressi della sorgente della Rogna. Poco mancò che non morisse: con grande fatica riuscì a non lasciarsi soffocare dalla melma; anzi notò che le sue piaghe erano quasi del tutto guarite a contatto con la melma resa calda dall’acqua termale che lì scaturiva. Il caso fu quindi esaminato dagli illustri medici e fisici lucchesi Matteo Pissini e Vincenzo Bandinelli, ai quali non rimase che riscontrare l’avvenuta quasi completa guarigione del malato. Il piccolo nuovo stabilimento termale che la Repubblica Lucchese costruì fu così chiamato Bernabò.

Per molto tempo il racconto dell’infermo Bernabò sembrò essere più che altro una leggenda, ma quando nel 1774 fu dato alle stampe il diario del viaggio in Italia che il grande pensatore francese Michel de Montaigne aveva scritto nella seconda metà del XVI secolo, ci si rese conto che la leggenda di Bernabò aveva un forte fondamento di realtà. Infatti Montaigne, che fu a Bagni di Lucca nel 1581, cioè pochi anni prima della costruzione dello stabilimento, scrive testualmente: 

”[…] Il sabbato, la mattina a bona ora, andai a tor l’acqua di Bernabò. Questa è una fontana fra le altre di questo monte: et è meraviglia come ne ha tante, e calde e fredde. Non è troppo alto. Ha forse tre miglia di circuito. Non si beve che della nostra fontana principale, e di questa altra che s’usa da pochi anni fa. Un Bernabò, leproso, avendo assaggiato et acque e bagni di tutte le altre fontane, si risolse a questa abbandonato (dai medici): dove guarì.”
Anche Georg Christoph Martini nel suo Viaggio in Toscana (1725-1745) scrisse del Bagno Bernabò:
“…un piccolo bagno, detto di “Bernabò” dal nome di un nobile pistoiese. È costruito molto bene, ed è diviso in due stanze: nella prima c’è una elegante vasca ottagonale per gli uomini, nella seconda si bagnano le donne. Accanto a queste due stanze vi sono due spogliatoi ed un focolare per riscaldare le vesti. 

Le acque del Bagno Bernabò, presentano una temperatura di 39,2° C e una composizione chimica molto costante.

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La terrazza antistante il Bagno Bernabò è oggi intitolata al Prof. Bruno Cherubini (1910-1976) e fu realizzata per iniziativa del Governo di Maria Luisa di Borbone.

Il poeta tedesco Heinrich Heine che soggiornò a Bagni di Lucca nell’estate del 1828 così la descrisse
“Non ho mai veduto una valle più meravigliosa, specialmente se dalla terrazza del Bagno, ove sorgono i neri cipressi, si guarda giù nel villaggio. Vi si vede un ponte a cavalcioni di un fiumicello detto la Lima che, dividendo il villaggio in due parti, ai due capi si precipita in piccole cascate sui massi di roccia facendo uno strepito come se volesse dire le più dolci cose e non trovasse modo di farsi intendere soverchiato dal ciarlìo molteplice dell’eco.”

Il Conte di Longano G. De Filippis-Delfico, tratti dai suoi Ricordi e fantasie su’ Bagni di Lucca, pubblicati nel 1834 ricorda il bagno Bernabò nei suoi endecasillabi “A l’ombra lenta d’arbori tranquille Innante a’ Bagni una terrazza siede, Donde si scorgon boschi varii e ville. ……… Dal poggio vò coll’occhio a la convalle, Contemplo il fiume, ascendo il campanile, Seguo il destriero pel supposto calle.”

Una menzione particolare riguarda anche la casa accanto al Bagno Bernabò (e che da alcuni lustri ospita l’Hotel omonimo), dove prese alloggio nel 1910 Sir Francis Vane fondatore dei Boys Scout

terrazza

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